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L'analisi del match contro l'Empoli

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Esiste una modalità, fortunatamente poco sfruttata, per far svegliare un dormiente: tirargli uno schiaffo. Brutale, assolutamente poco piacevole, ma certamente efficace. Il corpo reagisce immediatamente allo stimolo esterno, e si riattiva. Da quel momento in poi, non serve più continuare a schiaffeggiare, anzi: a furia di dare manate, si rischia solo di stordire il soggetto.

La sensazione è che il Cagliari abbia superato il momento della cinquina, assorbita attraverso le brucianti epurazioni degli uruguagi più agée. Non gioca più col nervo scoperto, alimentato dalla forza della disperazione e con la frenesia di combinare qualcosa in poco tempo e molto sforzo. Oggi i rossoblù, e a maggior ragione occorre sottolinearlo dopo una partita riacciuffata nel finale, sono una squadra più in controllo. Di loro stessi innanzitutto, ma anche dell'obiettivo da raggiungere. Lo scoglio dei tre punti whatever it takes è stato oltrepassato, il Cagliari può permettersi di tornare da Empoli col bicchiere mezzo pieno anche con un pareggio. Non perché il traguardo salvezza sia stato tagliato (anzi, tutt'altro), ma perché dopo mesi i sardi stanno faticosamente trovando una loro identità. Prendiamo ad esempio la formazione: la stagione dell'esperimento sembra essere conclusa, i rossoblù giocano col 3-5-2 e poche (anzi pochissime) variazioni sul tema, ad immagine e somiglianza di Walter Mazzarri; che ha sempre esaltato questo modulo, dove ha sempre trovato un laterale da elevare a potenza, che si chiamasse Giandomenico Mesto o Christian Maggio. Al Cagliari ha trovato Raoul Bellanova, che seppur ieri non abbia imbroccato la sua miglior versione di sé stesso, è sicuramente la certezza della squadra, con l'articolo determinativo.

L'altro punto cardine, ma qui bisogna aprire una parentesi a parte, è Joao Pedro. L'inciso è d'obbligo, perché per quanto risulti incoerente mettere in discussione l'italo-brasiliano (ma difficilmente rivedrà la Nazionale extra-stage), è evidente come il 10 stia attraversando un leggero calo: fisiologico, ci mancherebbe – anche perché altrimenti sarebbe Neymar – ma che in questo preciso momento storico apre un quesito all'interno della stagione dei rossoblù. Chi è il vero imprescindibile nell'attacco dei sardi, oggi 14 febbraio 2022? Alla prova dei fatti, il Cagliari ha arrancato anche con Joao Pedro in stato di trascendenza (vedi autunno 2021), ma viaggia a ritmo europeo da quando le circostanze (vedi Coppa d'Africa) hanno rimesso Pavoletti al centro del villaggio.

Pavoletti non è Lewandowski, chiaro, ma offre soluzioni offensive e una presenza che nessuno, all'interno del parco attaccanti rossoblù, sa dare. Tra sette giorni il Cagliari ospita il Napoli, e per la prima volta dopo mesi Mazzarri avrà a disposizione l'intera banda (Joao, Pavoletti, Keita e Gaston). Dalla scelta del mister potrebbe nascere il filone narrativo dei prossimi mesi di rincorsa.

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