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Peggio di una pugnalata

L’analisi della partita contro il Genoa

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Archiviata l’ennesima figuraccia della stagione, il Cagliari torna da Genova - sponda rossoblù - con le ossa rotte e il cuore colmo di rimpianti. Una sconfitta, quella maturata contro gli uomini di Blessin, che ha provocato un effetto peggiore di una pugnalata: ha minato le già poche certezze possedute dai sardi e li costringerà ad un finale di stagione di fuoco, vissuto col coltello tra i denti, durante il quale potrà succedere veramente di tutto. Nel bene e nel male.

L’1-0 di domenica è un risultato pesante non solamente nella sua essenza ma anche nella forma: il gol vittoria del Grifone è arrivato a tempo quasi scaduto, al termine di una partita che probabilmente il Cagliari avrebbe meritato di vincere per la qualità delle occasioni create (vedi il palo colpito da Joao Pedro o l’occasione clamorosa di Marin). Nel calcio però non conta quanto riesci a muovere bene il pallone o quanti tiri produci, conta solamente quante volte riesci ad infilare la sfera alle spalle del portiere avversario. In questo senso il Genoa è stato più virtuoso del Cagliari, ha mostrato maggiore coraggio nel momento più delicato della gara ed alla fine è stato premiato dal lampo estemporaneo di Badelj. Non è un caso dettato dalla disperazione che il tecnico tedesco di casa, gravato dall’assoluta necessità di vincere per garantirsi un’altra settimana di vita, abbia ad un certo punto abbandonato ogni accortezza mentre l'italiano (per il quale il pareggio valeva doppio in termini di classifica) si sia limitato a dei cambi piuttosto conservativi. La fortuna anche stavolta ha premiato la squadra più audace, come spesso accade nel calcio e nella vita. 

L'atteggiamento attendista, quasi pavido, proposto ieri (e non solo) da allenatore e squadra non ha quindi pagato. Tuttavia attualmente non c'è il tempo e non ci sono le possibilità per correggere la rotta con qualche cambiamento mirato, adesso è il momento di compattarsi e conquistare i punti che mancano all'aritmetica salvezza.  Con le unghie, con i denti, e  con il cuore, sempre che qualche calciatore ancora ce l'abbia.

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